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Inchiesta dal basso sulla Salute Mentale

Udine

Una inchiesta dal basso sullo stato di applicazione della legge di riforma della Salute Mentale è stata promossa da Legacoopsociali con uno specifico seminario tenutosi a Secondigliano – Napoli grazie al quale ha preso avvio materialmente l’iniziativa promossa dal Gruppo sulla Salute Mentale di Legacoopsociali.
All’affollato appuntamento hanno partecipato una serie di relatori qualificati: il dott. Michele Gargiulo in rappresentanza della Cooperativa L’Aquilone (il cui Centro Diurno ha ospitato i lavori); il dott. Fausto Rossano, responsabile del Dipartimento di Salute Mentale di Napoli; il dott. Fedele Maurano, direttore dell’Unità Operativa di Salute Mentale di Secondigliano; il dott. Giuseppe Dell’Acqua, direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Trieste; Giuseppe Salluce – responsabile di Legacoopsociali Basilicata – nella sua qualità di segretario dell’Associazione Italiana Residenze per la Salute Mentale; il dott. Emilio Lupo, segretario nazionale di Psichiatria Democratica e direttore di Struttura complessa del Dsm della Asl Napoli 1; Sergio D’Angelo, vicepresidente nazionale di Legacoopsociali; la dott.ssa Caterina Musella, responsabile del Servizio di Salute Mentale della Regione Campania ed il prof. Pedescala, già responsabile dell’UOSM di Secondigliano.
Dai lavori sono emerse alcune linee guida operative che sono state diffuse alla Direzione nazionale di Legacoopsociali dello scorso 1° luglio ed alle strutture territoriali dell’associazione. Quanto alla raccolta dei questionari (già diffusi a tutte le cooperative sociali associate) il termine ultimo è stato fissato al 31 ottobre prossimo. Il riferimento territoriale, al fine di promuovere l’elaborazione e la raccolta dei questionari, sarà costituito dai coordinamenti regionali dell’associazione. Ogni coordinamento regionale promuoverà una riunione organizzativa, al fine di suddividere il lavoro per aree territoriali omogenee (province, Asl o Dsm), e provvederà altresì ad individuare almeno uno specifico referente regionale per l’inchiesta, oltre che a promuovere eventi di presentazione dell’inchiesta nelle varie realtà territoriali.
Il lavoro di inchiesta comprenderà la raccolta di storie di servizi, esperienze, cooperative. I soggetti cui sono destinati i questionari sono innanzitutto le cooperative sociali aderenti a Legacoopsociali; sarà inoltre opportuno coinvolgere le altre cooperative sociali, le associazioni di utenti e familiari e quelle di volontariato e gli operatori dei servizi pubblici.
Al termine della raccolta, il materiale dell’inchiesta (questionari ed elaborazioni) verrà “restituito” alle realtà territoriali, per permetterne l’utilizzo a livello locale in termini di analisi da parte dell’associazione e rendicontazione agli stakeholders. Il lavoro di analisi dell’inchiesta, e le più significative fra le storie raccolte, verranno pubblicati da Legacoopsociali. Tutte le storie ed il materiale saranno inoltre messi a disposizione su supporto informatico.

Recentemente la Direzione nazionale di Legacoop – su proposta della Giunta esecutiva regionale di Legacoop del Friuli Venezia Giulia, che aveva già adottato tale ordine del giorno -, aveva preso in esame “lo stato ineguale di applicazione della riforma della Salute Mentale (leggi 180 ed 833 del 1978) sul territorio nazionale, che vede la presenza non solo di diversi modelli regionali di strutturazione dei servizi psichiatrici, ma anche di vere e proprie lacune, costituite da aree nelle quali non si è dato sviluppo ai servizi territoriali e dove l’istituzionalizzazione degli utenti è continuata in forme mascherate”.
La Direzione nazionale aveva altresì verificato “come l’ineguale applicazione della riforma si trasformi - oltre che in un’ingiustizia nei confronti dei cittadini-utenti – nel pretesto per polemiche radicali e distruttive nei confronti della riforma stessa, con la promozione di campagne di stampa scandalistiche contro i servizi di Salute Mentale e la presentazione di varie proposte di legge volte all’annullamento dei punti fondamentali della riforma, basate sulla riproposizione delle problematiche legate alla Salute Mentale in termini antistorici di negazione dei diritti del malato, oltre che a illusorie semplificazioni di tipo esclusivamente farmacologico”.
Partendo da siffatte premesse, Legacoop nazionale aveva inteso esprimere “la propria solidarietà e condivisione con tutte le realtà protagoniste del processo di riforma (in particolare operatori dei servizi pubblici e delle Cooperative sociali, che sono fondamentali strumenti dell’inserimento lavorativo di tanta area del disagio) soggette ad attacchi che sviliscono la loro opera importante e storicamente acquisita, ed a quegli utenti che sono stati strumentalizzati per motivi scandalistici, esibendo senza alcun rispetto e stigmatizzando le loro sofferenze”.
All’unanimità la Direzione nazionale di Legacoop aveva così approvato un ordine del giorno che respinge “i tentativi di controriforma psichiatrica, valorizzando al contrario quella che viene universalmente riconosciuta come una esperienza, normativa ed operativa, di riferimento mondiale per le politiche della Salute Mentale”. La riforma deve essere “attuata su tutto il territorio nazionale, secondo il programma delineato dalle Linee guida nazionali approvate nel 2008 con il consenso di tutte le amministrazioni regionali di ogni orientamento politico” prosegue il documento approvato, tanto che “in questo contesto, siano realizzati gli obiettivi fondamentali di una rete di servizi territoriali di cura che diano copertura sulle 24 ore per tutti i giorni della settimana, fornendo - unitamente all’assistenza sanitaria – una ricca gamma di offerte di residenzialità, lavoro, cultura, sport e tempo libero”.
Infine Legacoop aveva chiesto che “sia perseguita la riorganizzazione dei Dipartimenti di Salute Mentale, dando rappresentanza alle istanze degli utenti e dei familiari, della Cooperazione sociale e del volontariato”; nonché che “vengano superate entro tempi certi e rapidi le sacche tuttora esistenti di istituzionalizzazione - sotto forma di sanità privata, ospedali psichiatrici giudiziari ed utilizzo scorretto dei ricoveri in strutture residenziali per anziani e disabili – e di pratiche di contenimento e psichiatria violenta”.

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