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La Cooperazione Sociale sana chiede "regole"
Mer, 15/11/2006 - 13:48 da fabio
Dissento del tutto dalle opinioni espresse da Ardemio Baldassi, presidente della Cooperativa sociale “Lavoriamo Insieme” di Sedegliano, riportate in una lettera pubblicata sul numero odierno de Il Gazzettino (15-11-2006). Spiace che una persona impegnata ed appassionata come Ardemio si trovi a sostenere una linea ormai superata (per fortuna) dalle normative nazionali e regionali e - cosa non secondaria - moralmente inaccettabile.
Le Cooperative Sociali sono un fattore importante di crescita sociale, in quanto svolgono innumerevoli attività in materia sociale, sanitaria, educativa e di inserimento lavorativo di persone “svantaggiate”, ma proprio per questo sono una realtà delicata e che necessita di regole. Salvo – altrimenti – finire sulla stampa od in televisione per episodi poco edificanti, che rovinano il lavoro di tante persone (8.000 circa solo in Friuli-Venezia Giulia).
Credo invece che la Cooperazione Sociale sia nata, e sia giustamente tutelata dalle leggi, perché svolge funzioni pubbliche, direttamente autogestite dai cooperatori, a preminente favore della collettività e dei suoi componenti più deboli. E’ quindi una realtà seria, professionale, incompatibile con furberie, improvvisazioni e – peggio ancora – strumentalizzazioni da parte di persone senza scrupoli. Per cui è proprio dalla Cooperazione Sociale sana che nasce la richiesta di regole, che distinguano il grano dal loglio.
Una delle regole, direi evangeliche prima che contrattuali, è che al lavoratore debba essere pagato il giusto salario. Ed i giusti contributi previdenziali ed assistenziali. Andare sotto al CCNL non solo è chiaramente vietato ormai da innumerevoli leggi (per rimanere solo a quelle nazionali: quella sulla cooperazione sociale del 1981, quella sul socio-lavoratore del 2001, il recente testo unico sugli appalti), ma è estraneo alla coscienza della gente, che non ne può più dell’equivalenza cooperazione uguale precarietà e sfruttamento. Ed i primi a non poterne più sono i cooperatori.
La nuova legge regionale sulla Cooperazione Sociale, la n. 20 di questo mese, non fa altro che ribadire questo principio. E si tratta di una buona legge, approvata con il contributo fattivo e partecipe delle associazioni della cooperazione sociale. Tutte, unitariamente, anche quella cui aderisce Ardemio. L’articolo messo in discussione nella sua lettera è per di più stato emendato non da un consigliere di estrema sinistra, ma dal consigliere leghista Franz, che ha (giustamente!) fatto mettere per iscritto quello che pensava tutto il Consiglio Regionale, e cioè che se una coop viola le norme contrattuali e le leggi sulla sicurezza deve cambiare mestiere. Va notato che su questa legge si è formata una maggioranza più larga di quella del centrosinistra, con il voto favorevole dell’Udc e l’astensione delle altre forze politiche del centro-destra: vorrà pur dire qualcosa, in termini di attenzione per un settore importante e, ribadisco, delicato?
Un’ultima cosa, la più importante: Ardemio dice testualmente “Questo ricatto imposto dal legislatore regionale aggrava ulteriormente la condizione del socio-lavoratore svantaggiato ritenendolo persona normodotata”. Non ho parole! Quindi, secondo il presidente di una cooperativa sociale, gli svantaggiati debbono rimanere tali, essere pagati di meno, magari fatti lavorare gratuitamente come ai tempi della schiavitù del lavoro manicomiale?
Non ci siamo proprio. E siamo in una regione dove ormai sono più d’uno i casi di cooperative sociali che pagano 100 euro al mese le persone svantaggiate. Parliamoci chiaro: questa non è riabilitazione. E’ solo una vergogna. Che per fortuna la nuova legge si propone di eliminare.
Gian Luigi Bettoli
Presidente regionale di Legacoopsociali del Friuli-Venezia Giulia
Le Cooperative Sociali sono un fattore importante di crescita sociale, in quanto svolgono innumerevoli attività in materia sociale, sanitaria, educativa e di inserimento lavorativo di persone “svantaggiate”, ma proprio per questo sono una realtà delicata e che necessita di regole. Salvo – altrimenti – finire sulla stampa od in televisione per episodi poco edificanti, che rovinano il lavoro di tante persone (8.000 circa solo in Friuli-Venezia Giulia).
Credo invece che la Cooperazione Sociale sia nata, e sia giustamente tutelata dalle leggi, perché svolge funzioni pubbliche, direttamente autogestite dai cooperatori, a preminente favore della collettività e dei suoi componenti più deboli. E’ quindi una realtà seria, professionale, incompatibile con furberie, improvvisazioni e – peggio ancora – strumentalizzazioni da parte di persone senza scrupoli. Per cui è proprio dalla Cooperazione Sociale sana che nasce la richiesta di regole, che distinguano il grano dal loglio.
Una delle regole, direi evangeliche prima che contrattuali, è che al lavoratore debba essere pagato il giusto salario. Ed i giusti contributi previdenziali ed assistenziali. Andare sotto al CCNL non solo è chiaramente vietato ormai da innumerevoli leggi (per rimanere solo a quelle nazionali: quella sulla cooperazione sociale del 1981, quella sul socio-lavoratore del 2001, il recente testo unico sugli appalti), ma è estraneo alla coscienza della gente, che non ne può più dell’equivalenza cooperazione uguale precarietà e sfruttamento. Ed i primi a non poterne più sono i cooperatori.
La nuova legge regionale sulla Cooperazione Sociale, la n. 20 di questo mese, non fa altro che ribadire questo principio. E si tratta di una buona legge, approvata con il contributo fattivo e partecipe delle associazioni della cooperazione sociale. Tutte, unitariamente, anche quella cui aderisce Ardemio. L’articolo messo in discussione nella sua lettera è per di più stato emendato non da un consigliere di estrema sinistra, ma dal consigliere leghista Franz, che ha (giustamente!) fatto mettere per iscritto quello che pensava tutto il Consiglio Regionale, e cioè che se una coop viola le norme contrattuali e le leggi sulla sicurezza deve cambiare mestiere. Va notato che su questa legge si è formata una maggioranza più larga di quella del centrosinistra, con il voto favorevole dell’Udc e l’astensione delle altre forze politiche del centro-destra: vorrà pur dire qualcosa, in termini di attenzione per un settore importante e, ribadisco, delicato?
Un’ultima cosa, la più importante: Ardemio dice testualmente “Questo ricatto imposto dal legislatore regionale aggrava ulteriormente la condizione del socio-lavoratore svantaggiato ritenendolo persona normodotata”. Non ho parole! Quindi, secondo il presidente di una cooperativa sociale, gli svantaggiati debbono rimanere tali, essere pagati di meno, magari fatti lavorare gratuitamente come ai tempi della schiavitù del lavoro manicomiale?
Non ci siamo proprio. E siamo in una regione dove ormai sono più d’uno i casi di cooperative sociali che pagano 100 euro al mese le persone svantaggiate. Parliamoci chiaro: questa non è riabilitazione. E’ solo una vergogna. Che per fortuna la nuova legge si propone di eliminare.
Gian Luigi Bettoli
Presidente regionale di Legacoopsociali del Friuli-Venezia Giulia