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FAB abbraccia i bambini vittime di guerra

Gio, 30/08/2012

Pordenone

 

FAB abbraccia i bambini vittime delle guerre e, assieme al collettivo DMAV ed alla Fondazione Luchetta Ota D'Angelo Hrovatin di Trieste, annuncia l'inaugurazione il 7 settembre a Pordenone di Home. Something little in this town, la mostra di social art legata a FAB, l'incubatore d'impresa della Cooperativa Itaca, i cui termini per la presentazione dei progetti scadranno proprio il 31 agosto. La mostra Home, che sarà ospitata per una settimana a Palazzo Badini in piazzetta Cavour, vedrà parte dei proventi derivanti dalla vendita delle opere esposte, utilizzata per il progetto della Fondazione dedicato al recupero della Casa di Accoglienza di Via Valussi a Trieste, che accoglie ogni anno bambini malati da tutto il mondo, provenienti da zone di guerra e bisognosi di cure mediche e di assistenza insieme alle loro famiglie.

Dopo il successo della presentazione in anteprima di giugno presso l'ex chiostro di San Francesco a Pordenone, l’installazione Home si presenta al pubblico negli spazi di Palazzo Badini. L’installazione è nata in occasione della partenza del progetto FAB, contenitore di sviluppo sociale e imprenditoriale ideato dalla Cooperativa Itaca con il supporto di Dof Consulting. L’opera parte da uno studio fotografico che misura il rapporto tra piccoli segni e contesto, mettendo in scena uno sbarco di minuscoli astronauti nella città di Pordenone, accompagnati da un uovo da viaggio. La piccola carovana di viaggiatori spaziali si inserisce nel contesto dei luoghi più significativi della città, fornendo così un’interpretazione alternativa e visionaria degli spazi urbani e dei progetti di sviluppo sociale che possono ospitare. A partire dall’installazione fotografica e dall’utilizzo di uova spaziali giganti, DMAV si prepara ad atterrare a Palazzo Badini a Pordenone per questa nuova tappa di sperimentazione artistica. DMA #0030 è firmata da Alessandro Rinaldi, Manolo Battistutta e Nicola Gaiarin per conto del collettivo.

"Qualcuno ci ha chiesto perché abbiamo deciso di riproporre le opere di Home e di farlo a Pordenone - afferma Alessandro Rinaldi del collettivo DMAV -. In fondo, chi ha partecipato all’inaugurazione di FAB ha già avuto modo di ammirarle. In quell’occasione abbiamo incontrato il sindaco di Pordenone e da lì è nata l’idea di trovare un modo per allargare il pubblico e dare la possibilità ai pordenonesi di ritrovare spicchi della loro città in un progetto artistico e sociale che a Pordenone nasce e affonda le sue radici".

Nelle immagini fotografiche, fra un micronauta e l’altro, si indovinano infatti la sagoma del Teatro Verdi, le rose di Parco Galvani e altri luoghi cittadini (su Facebook si può vedere la gallery del backstage, dove sono riconoscibili molti scorci). Dato che il 29 giugno le opere sono state esposte per qualche ora soltanto, "l’idea era quella di dare ai pordenonesi che non erano presenti l’opportunità di visitare la mostra e riconoscersi, in quanto comunità, in un progetto di Social Art nato per valorizzare il territorio e creare una rete per l’innovazione sociale".

Una volta deciso di riproporre le opere di Home a tutta la città, "abbiamo pensato – insieme agli amici della Coop Itaca – che sarebbe stato bello legare l’evento a un’iniziativa benefica. Ed ecco perché il progetto Home viene realizzato in partnership con la Fondazione Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin di Trieste - prosegue Rinaldi -. In particolare, parte dei proventi derivanti dalla vendita delle opere di Home esposte durante la mostra verrà utilizzata per il progetto della Fondazione dedicato al recupero della Casa di Accoglienza di Via Valussi a Trieste, che accoglie ogni anno bambini malati da tutto il mondo, provenienti da zone di guerra e bisognosi di cure mediche e di assistenza insieme alle loro famiglie. L’iniziativa riguarda tutte le opere di Home che verranno vendute nelle prossime tappe espositive in giro per l’Italia e attraverso la Gallery dedicata sul sito Dalla maschera al volto, dove si possono vedere le opere e conoscerne i dettagli".

 

Home. Something little in this town
Un evento di Social Art dal 7 settembre a Pordenone (Palazzo Badini)
ESPLORARE GLI SPAZI URBANI PER CATTURARE VISIONI DI SVILUPPO SOCIALE
Un progetto in partnership con la Fondazione Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin

Inaugurazione mostra DMAV #0030
Home. Something little in this town
VENERDÌ 7 SETTEMBRE presso Palazzo Badini
Piazzetta Cavour, Pordenone
h 18.00 - 21.00

Apertura al pubblico da sabato 8 settembre a sabato 15 settembre dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00
alle 20.00

DMAV_social art ensemble
Il collettivo nasce con la pubblicazione del libro “Dalla maschera al volto. Piccole storie, immagini e suoni per ritrovare se stessi”, nel 2009. Col tempo, il progetto si è trasformato e il collettivo di sperimentazione creativa ha vissuto un costante mutamento, fino ad assumere la sua forma attuale di Social Art Ensemble. DMAV crea installazioni ed eventi di agitazione empatica, narrativa e visuale, in spazi possibili e impossibili: dai luoghi dell’apprendimento ai teatri, dalle fabbriche ai parchi urbani, dagli ospedali ai musei e alle gallerie.
www.dallamascheraalvolto.it
Per informazioni, interviste, richieste di immagini scrivere a alessandro.rinaldi@dofcounseling.com

Fondazione Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin
La Fondazione Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin è nata nel 1994 come Comitato in memoria dei giornalisti Marco Luchetta, Sasha Ota e Dario D’Angelo, inviati RAI uccisi da una granata a Mostar quello stesso anno. Stavano realizzando uno speciale per il TG1 sui bambini vittime della guerra nell’ex Jugoslavia. Sempre nel ’94, viene ucciso a Mogadiscio, in Somalia, l’operatore Miran Hrovatin. Il Comitato diventa Fondazione, intitolata a tutti e quattro.

Scopo della Fondazione (che ha ricevuto in seguito la qualifica di Onlus) è quello di aiutare in prevalenza bambini malati che vivono (o hanno vissuto) al fronte e le loro famiglie. Bambini che necessitano di cure mediche urgenti e interventi che non potrebbero avere nei loro paesi e che arrivano in Italia da ogni parte del mondo: Albania, Algeria, Bielorussia, Bosnia, Cecenia, Etiopia, Libia, Nigeria, Somalia sono sono alcuni dei paesi di provenienza, triste specchio di quanti sono ancora nel mondo i teatri di guerra e i contesti territoriali in cui non è possibile accedere ai servizi di assistenza minimi, nemmeno per i bambini.

Ospitati nelle strutture di accoglienza e nelle foresterie messe a disposizione dalla Fondazione e gestiti da volontari, queste famiglie vengono sostenute nelle spese mediche, di viaggio e di permanenza nel nostro paese. Il primo Centro di accoglienza è stato inaugurato nel 1998 a Trieste ed è proprio quello di via Valussi, alla cui ristrutturazione speriamo di contribuire il più possibile e per cui chiediamo l’aiuto di tutti. 
Attualmente, sono presenti nelle strutture triestine 23 pazienti, 12 madri, 8 padri, 4 figli, 3 Sorelle, 2 fratelli donatori, 2 figlie, 1 Sorella donatrice per un totale di 55 persone che vengono assistite nelle loro quotidiane esigenze mediche e logistiche. (dati aggiornati ad agosto 2012 e pubblicati sul sito ufficiale della Fondazione). La Fondazione opera anche al di fuori dei confini italiani, con progetti di assistenza e interventi di vario tipo, come ad esempio l’iniziativa di Adozioni a distanza.

http://www.fondazioneluchetta.org