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“Tessere le parità”

Mar, 13/12/2011
Pordenone - Nairobi

Un nuovo ambizioso progetto dedicato alle donne, con particolare attenzione a quelle che sono sieropositive, rifugiate e single mothers. L’impegno della Cooperativa Itaca in Africa prosegue con una nuova sfida, il progetto dedicato a Wangari Maathai, prima donna africana Nobel per la Pace, recentemente scomparsa. Ad accompagnare Itaca in questa nuova avventura in Kenya due partner italiani, il liceo pordenonese Leopardi Majorana, l'ong padovana Karibu Africa e due partner keniani attivi da tempo per l'emancipazione delle popolazioni delle baraccopoli.
“Tessere le parità”, questo il nome del progetto, prevede corsi di formazione professionale alla sartoria, al marketing e commercializzazione dei prodotti tessili, acquisto di due container ad uso laboratorio con relativo equipaggiamento, realizzazione di un ufficio per l’attivazione delle tre unità produttive tessili. E ancora organizzazione interna, stesura del piano produttivo e di vendita, creazione di prodotti tessili col marchio del progetto. Sono soltanto alcuni degli articolati obiettivi che si è posto il partenariato guidato dalla Cooperativa sociale friulana.
“Se è vero che l'incontro con l'altro è innanzitutto un'esperienza introspettiva perché ci obbliga a confrontarci con noi stessi, l'incontro con le donne dell'Africa – spiega Andrea Fregonese di Coop Itaca, in questi giorni in Kenya - ha in questo senso un significato particolare, che ha a che vedere con la totale messa in discussione del modo occidentale di concepire i generi e l'impianto culturale che ne distingue l'interrelazione”.
Le principali attività di cui si compone il progetto riguardano: la formazione professionale alla sartoria per 30 donne presso il Centro Kuna Shule; la formazione professionale al marketing/commercializzazione dei prodotti tessili per 12 donne; l'acquisto di 2 container ad uso laboratorio di sartoria e ricerca di una locazione per le unità produttive tessili; l'acquisto di tutto l'equipaggiamento per i due container e la realizzazione di un ufficio per l’attivazione delle tre unità produttive tessili; l'organizzazione interna delle unità produttive tessili; la stesura del piano produttivo e di vendita semestrale delle tre unità produttive tessili; la creazione di prodotti tessili col marchio del progetto; l’avvio della produzione e della vendita; la realizzazione di tre workshop di monitoraggio e di valutazione; l'organizzazione di due awareness raising workshop (workshop di sensibilizzazione) in ciascuna comunità; la produzione di materiale di sensibilizzazione da distribuire nelle comunità; l'organizzazione degli awareness raising workshop (workshop di sensibilizzazione) in Friuli Venezia Giulia; la comunicazione del progetto e la sua diffusione interna alla Cooperativa Itaca e alla rete di partenariato.
Ad accompagnare Itaca in questa nuova avventura due partner italiani, il liceo pordenonese Leopardi Majorana, l'ong padovana Karibu Africa e due partner keniani, due organizzazioni attive da tempo per l'emancipazione delle popolazioni delle baraccopoli.
L'intero progetto sarà dedicato a Wangari Maathai, la prima donna africana insignita del Premio Nobel per la Pace per il "suo contributo alle cause dello sviluppo sostenibile, della democrazia e della pace". Nel 2004, infatti, il comitato di Stoccolma le riconobbe il merito di aver coniugato alle battaglie ambientaliste quelle per la sostenibilità alimentare e per i diritti delle donne in Africa. 


La condizione femminile in Kenya
“I numeri dicono che in Kenya le donne hanno limitato accesso alla politica (secondo dati Unifem solo il 9,4% dei seggi parlamentari è ricoperto da donne), all’economia (le donne posseggono solo il 4% della terra, secondo dati Sigi - Social Institutions and Gender Index), alla salute (il tasso di mortalità materna segnalato da Unicef è di 530 donne ogni 100.000 nati vivi), all’educazione (solo il 42% delle ragazze frequenta la scuola secondaria). Il 25 % delle bambine tra i 5 e i 14 anni – spiega Fregonese - è costretta a lavorare (dati Unicef), la disparità tra i sessi è diffusa e radicata: il 54% dei giovani kenyani tra i 15 e i 19 anni ritiene legittimo che un marito picchi o maltratti la propria moglie (dati Unicef)”.
A Nairobi (3.580.000 abitanti, dati Nazioni Unite Habitat), “circa 2 milioni di persone vivono nelle baraccopoli, dove la condizione delle donne peggiora ulteriormente rispetto alla situazione generale del paese. Secondo i dati Unfpa (United Nations Population Fund) il tasso di prevalenza di Hiv/Aids è del 6,7 % per le donne kenyane tra i 15 e i 49 anni (contro il 3,2 % degli uomini), una percentuale elevatissima, che aumenta vertiginosamente se si prendono in considerazione le donne che vivono nelle baraccopoli o in aree periferiche e marginali (nella baraccopoli di Kibera il 14% delle donne è sieropositiva)”.
Secondo i dati dell’Unhcr, “i rifugiati legalmente o illegalmente presenti a Nairobi sono circa 100 mila persone, che vivono in condizioni di grande degrado, insicurezza e precarietà. La condizione delle donne rifugiate è doppiamente precaria: oltre a vivere lo spaesamento di un contesto sociale, culturale, linguistico che non appartiene loro, come donne sono drammaticamente esposte al rischio di subire violenze e discriminazioni. Per quanto riguarda la categoria delle single mothers, si trovano ad essere stigmatizzate dalla comunità e di conseguenza a essere una popolazione marginale impossibilitata ad un equo accesso alla risorse economiche e sociali della comunità”.
Il progetto guidato da Itaca si rivolge a tutte queste tipologie di donne descritte (con particolare attenzione a donne sieropositive, rifugiate e single mothers) appartenenti a tre comunità di Nairobi: la baraccopoli di Kibera, la baraccopoli di Kayole, la baraccopoli dell’area periferica di Ngong.

https://www.facebook.com/cooperativaitaca