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NUOVA SEDE PER LA PANKA

Mar, 12/03/2013

Pordenone

Il 2012 è stato per l’associazione I Ragazzi della Panchina un anno dai confini e dalle prospettive incerte, viziato dallo sfratto subito nel dicembre 2011. In 14 mesi di lavoro, svolto senza la possibilità di avere un luogo di accoglienza per i ragazzi in difficoltà, la Panka ha dovuto far fronte a difficoltà enormi, sia in termini di efficacia lavorativa, sia in termini di equilibri interni. Nonostante questa grave situazione, ci siamo sempre sforzati di mantenere i contatti con i ragazzi in strada, di mantenere alta l’attenzione verso un problema che non riguarda solo l’associazione, ma tutto il territorio della città e della provincia di Pordenone.

La sopravvivenza è stata garantita dalla Cooperativa sociale Itaca, che ci ha dato la possibilità di poter usufruire gratuitamente di un ufficio all’interno dei suoi locali in vicolo Selvatico, dal Dipartimento per le Dipendenze, che ha continuato e continua a sostenere il nostro operato progettando interventi sempre più condivisi, e dall’Ass 6 Friuli Occidentale che ci sorregge economicamente e che sta realizzando una struttura ex novo dove Panchina e Ser.T possano lavorare con rinnovata sinergia.
Ora, grazie al Comune di Pordenone, abbiamo la possibilità di riaprire le porte della sede in via Selvatico n°26 a Pordenone, alle tantissime persone che riscoprono, grazie alla relazione ed alla cultura, il piacere del vivere, che siano consumatori o meno di sostanze.
Abbiamo deciso di condividere tutti assieme la continuazione di una storia che a Pordenone esiste da 15 anni e che in Italia è modello a cui tendere.
Con l’inaugurazione della nuova sede dei Ragazzi della Panchina di venerdì 8 febbraio, si può dare l’ufficiale inizio della nuova storia dell’associazione. Non che con questo il passato resti nella nebbia del dimenticatoio, anzi… per un’esperienza di vita come la nostra, la storia resta elemento imprescindibile dal quale trarre sempre esempio e linfa vitale. Ma lo sguardo è proiettato al futuro ed a maggior ragione ora che dopo 14 mesi senza una sede, si riapre.
Una nuova storia è essenziale però, perché in qualche misura il tempo trascorso ha modificato, limato, eliminato, rinnovato, delle traiettorie di lavoro e di obiettivi che senza una scossone come quello subito, difficilmente sarebbe stato possibile scardinare. Se si possiedono intelligenza e forza, da ogni momento di difficoltà, da ogni momento di necessaria o imposta ristrutturazione, si costruisce cambiamento positivo.
L’associazione è arrivata alla sua evoluzione, dalle macerie di un crollo come quello derivato dalla sfratto repentino e feroce del dicembre 2011, ci siamo ricostruiti e ristrutturati, in meglio è un nostro pensiero, la realtà è fatta da milioni di passi in avanti che dobbiamo fare e sui quali si stabilirà l’effettiva bontà o meno del percorso. La realtà è fatta da questa sede nuova nel cuore di Pordenone.
Il giorno dell’inaugurazione ci sono state circa 90 persone, provenienti da diversi settori del pubblico e del privato sociale, amici dell’associazione, vicini di casa, forze dell’ordine, rappresentanti delle maggiori realtà del territorio, noi, i ragazzi. La casa della Panka è stata rimessa a nuovo lustro, grattata, stuccata, dipinta, riempita, colorata, amata. Tutti i presenti sono rimasti colpiti dall’opera di ristrutturazione che abbiamo fatto con le nostre forze, tutti hanno dato voce alla soddisfazione verso questa ripartenza, tutti erano presenti perché spinti dalla voglia di esserci, perché si può arrivare alla Panka per sbaglio, ma si resta solo per scelta.
La sede sta prendendo corpo, si sta piano piano “colorando” di suoni e parole per troppo tempo lasciate in lontananza, per troppo tempo messe in uno scatolone imballato ed impilato all’interno di un magazzino. Ora gli imballi si stanno sciogliendo e ne stanno uscendo le vite, la storia, i ricordi e tutto il vivere di questi tanti mesi stesi all’aria. Siamo ripartiti e siamo contenti, di esserci ancora e di poter dare ancora, di poter ricevere ancora, in vicinanza, con vicinanza.
“Siamo parte viva del tessuto cittadino. La nostra storia è patrimonio comune della nostra città”. Questa è la frase, scritta in uno dei primi volantini prodotti dall’associazione, che abbiamo voluto riscrivere in un cartellone all’interno della sede nuova per ricordare a tutti, ed anche a noi stessi, qual è il cuore dell’esperienza “Ragazzi della Panchina”. Il senso è quello di voler lavorare con le tossicodipendenze partendo dai luoghi del vivere, essendo parte dei luoghi in cui si vive. Le persone esistono prima di ogni dipendenza, continuano ad essere cittadini anche e nonostante qualsiasi dipendenza, la città è tale con le sue dipendenze, che devono essere capite ed affrontate con la volontà di modificarle al meglio e mai, si punta al mai, etichettarle per nasconderle, etichettarle per sforzarsi di far finta che non esitano o esistano negli altri.